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Indagini non distruttive

Indagini non distruttive

Alla base di qualunque lavoro di diagnosi, viene studiato un progetto delle indagini che determina le linee guida da seguire, quindi le metodologie e i tempi che devono scandire tale studio. Gli aspetti che determinano tale progetto sono riassumibili in:

  • condizioni di conservazione e tipo di degrado dell’edificio o della parte di esso indagata;
  • importanza e valore storico dell’edificio o della parte di esso indagata;
  • possibili cause del degrado;
  • valutazione delle condizioni statiche, microclimatiche, pluviometriche etc.. per il buono funzionamento del tipo di accertamento diagnostico adottato.

Le possibilità da vagliare nella scelta dei tipi di accertamenti diagnostici da adottare sono le seguenti:

  • utilizzo di una metodologia lesiva del manufatto storico che permetta con assoluta sicurezza, di quantificare alcuni aspetti del degrado. Per poter fare ciò è necessario praticare delle ferite nell’integrità della struttura muraria al fine di verificare la composizione muraria, la presenza di umidità o ad esempio l’esistenza di catene metalliche. Tale metodologia è detta “distruttiva”.
  • utilizzo di una metodologia con minima perdita di materiale per il manufatto.
  • utilizzo di una metodologia non distruttiva, cioè senza toccare alcun materiale costituente l’edificio storico in esame. Mediante apparecchiature sofisticate è possibile analizzare e ottenere la misura di altri aspetti, non sempre numerica, e la loro valutazione qualitativa.
  • I metodi non distruttivi hanno vantaggi molto superiori a quelli distruttivi. In più la precisione e la quantità di informazioni, unite alla parziale velocità di acquisizione dei dati, sono dei fattori che influenzano in maniera preponderante sia i tempi di acquisizione che le operazioni di campagna, con una riduzione dei costi e dei disagi arrecati ai residenti ma soprattutto al manufatto stesso.
  • Le metodologie di analisi non distruttive hanno le seguenti caratteristiche:

    • conservazione dell’integrità dell’oggetto indagato;
    • globalità dell’informazione;
    • rapidità del rilievo;
    • capacità di fornire sia dati qualitativi che quantitativi;
    • semplicità di restituzione.

    I saggi di carattere distruttivo non possono però essere eliminati totalmente. In certi casi, utilizzando preliminarmente i metodi non distruttivi, è possibile poi fare dei prelievi solamente nei punti dove realmente vi è il problema. Si elimina il rischio di effettuare dei saggi in punti non rappresentativi del quadro del degrado. In definitiva è necessario aver ben chiare le domande da porre e cercare il tipo di indagine più adatto allo scopo; a tal fine è necessario una stretta collaborazione tra progettisti ed esecutori. È anche possibile che, quantunque si sia fatto riferimento scrupoloso a corretti principi di scelta delle apparecchiature, del metodo e delle procedure, i risultati del rilievo non siano adeguati alle esigenze. Ciò dipende dai limiti attuali della tecnologia e della ricerca, dovendo anche confrontarsi con la necessità di dover trasportare le apparecchiature e di maneggiarle in maniera agevole sul campo. I metodi di indagine si possono quindi classificare come segue:

    1) Indagini distruttive

    (es. flat jack (tecnica usata nel campo degli accertamenti strutturali).

    2) Indagini minimamente distruttive

    (es. endoscopia (tecnica che utilizza strumenti ottici o elettronici progettati per raggiungere cavità inaccessibili con l’osservazione diretta).

    3) Indagini non distruttive:

    • di tipo passivo, che fanno riferimento a quei fenomeni fisici che si verificano naturalmente e che possono essere rilevati senza alcune sollecitazione esterna come ad esempio la magnetometria;
    • di tipo attivo, che richiedono cioè un’eccitazione di tipo artificiale di varia natura, che gli strumenti sono successivamente in grado di rilevare. (es. estensimetri, utilizzati nel campo degli accertamenti strutturali; magnetometria, utilizzata nel campo strutturale e di analisi dei materiali e delle tecnologie, consistente nella rivelazione di materiali ferromagnetici nella muratura;
    • indagini soniche, utilizzate per l’individuazione dell’umidità, consistenti nella misurazione ed analisi delle caratteristiche di propagazione delle onde elastiche, con cui vengono sollecitati gli elementi architettonici; ultrasuoni, utilizzati per l’individuazione dell’umidità e di vuoti d’aria; misuratori di umidità, utilizzati per il rilievo dell’umidità, sia per quanto riguarda i valori ambientali che quelli a contatto della parete stessa; termografia, che opera sia in modo passivo che attivo, tra tutti i metodi sopracitati la termografia è quello in grado di dare la maggior parte delle informazioni utili alla diagnostica, con il minor dispendio di fondi e di energie).

    Vi sono tecniche di indagine non distruttive in grado di dare molte risposte che utilizzano la fisica delle particelle, quali le gammagrafie, le radiografie, la registrazione del rallentamento dei neutroni che richiedono la presenza di materiali radioattivi o implicano processi che stimolano la radioattività; nell’ambito delle costruzioni edili tali fenomeni sono, in massima parte, altamente nocivi quindi se ne sconsiglia l’utilizzo in situ, mentre in laboratorio sono utilizzate.