Monumento alla resitenza BG

Il “Monumento alla resistenza”, è stato realizzato nel 1977 da Giacomo Manzù e si trova nel centro della Bergamo moderna. Il tema della Morte per Violenza in cui il protagonista è un uomo appeso a testa in giù ed accompagnato da una figura femminile, ricorre spesso nell’arte di Giacomo Manzù. Il Monumento di Bergamo, si compone di un grande parallelepipedo, posto in verticale, dove da un lato è rappresentato un giovane ucciso ed appeso a testa in giù, con indosso una maglia ed un paio di pantaloncini; mentre sul lato opposto è raffigurata una donna con un braccio proteso in avanti nell’atto di assistere il giovane e consolarlo. Questa donna, moglie o madre sopravvissuta, è la figura con cui lo spettatore si può identificare.

La prima operazione di restauro effettuata è la pulitura del metallo. Inizialmente sono stati asportati i depositi delle polveri superficiali; successivamente si è passati alla pulitura delle formazioni saline tramite l’applicazione di prodotti solventi ad impacco, basi inorganiche deboli, resine a scambio ionico, acqua deionizzata e tensioattivi, acidi organici e inorganici blandi in soluzione acquosa di acqua deionizzata, prodotti che facilitino la solubilizzazione ed eliminazione dei sali più solubili risparmiando invece le formazioni meno o nulla solubili più stabili.
Individuate le patine più pericolose o deturpanti queste sono state assottigliate o ridotte con interventi meccanici quali il bisturi, agendo in base al grado di pericolosità delle formazioni saline e al grado di alterazione cromatica che provocano sul metallo. Si è proceduto quindi con la pulitura meccanica localizzata in corrispondenza di macchie di alterazione particolarmente deturpanti e la pulitura chimica – concentrata nei punti necessari – impiegata gradualmente e con intensità differenziata in rapporto al tipo di sostanza da eliminare. La pulitura è stata poi rifinita a mano tramite bisturi.
Si è passato al trattamento delle superfici con inibitore di corrosione e protezione di scaglie e frammenti di elementi metallici che avrebbero potuto causare una corrosione di tipo elettrochimico. Le operazioni successive hanno riguardato: l’eliminazione di tutte le stuccature e saldature inidonee o pericolose con microfrese in acciaio e bisturi; microstuccature di fessure e cricche con resina opportunamente colorata e caricata e rifinitura superficiale della reintegrazione; lavaggio finale con acqua deionizzata nebulizzata per eliminare completamente ogni residuo polveroso prima della protezione.
La risoluzione delle disomogeneità cromatiche è stata risolta con velature di pigmenti inorganici in acqua fissati nella successiva fase di protezione del metallo.
La protezione dagli agenti atmosferici e inquinanti e l’inertizzazione delle formazioni saline è stata realizzata utilizzando cere sintetiche addizionate di benzotriazolo, o particolari resine acriliche anch'esse addizionate di benzotriazolo. Come i sistemi di pulitura anche i protettivi sono stati preliminarmente testati sia per verificare l’effettiva efficacia sia per determinare il grado di viraggio cromatico che essi imprimono al metallo.